Acqua e Residuo fisso
Fattori chiave nell’elaborazione di un piano nutrizionale mirato
L’acqua è l’alimento più consumato – mediamente tra 1,5 e 2 litri al giorno – e il più importante elemento nell’alimentazione del proprio assistito. Comunemente si pensa che l’acqua sia tutta uguale, ma non è così. Ci sono fattori nelle caratteristiche delle acque che le rendono più o meno adatte a determinati pazienti.
Ma quali sono gli elementi di distinzione tra le Acque?
I vari tipi di acqua si caratterizzano in base alla provenienza:
- meteoriche, ossia acque provenienti dalla pioggia;
- superficiali dei fiumi e dei laghi;
- telluriche, le acque del sottosuolo.

Ed è proprio in base al residuo fisso che le acque vengono classificate. La distinzione è tra:
minimamente mineralizzate,
leggermente mineralizzate,
mediamente mineralizzate
fortemente mineralizzate.
Le acque minimamente mineralizzate presentano un tenore di sali minerali non superiore a 50 mg/l. Quelle leggermente mineralizzate presentano un tenore di sali inferiore a 500 mg/l. Le acque mediamente mineralizzate sono le più comuni e presentano un tenore di sali compreso tra 500 e 1500 mg/l. Le altre fortemente mineralizzate sono le più rare e presentano un tenore di sali superiore a 1500 mg/l.
Oltre dal tipo di acqua, da cosa dipende il residuo fisso nelle acque?
Il residuo fisso cambia anche in base all’area geografica di appartenenza dell’acqua. Per esempio, nel Nord Italia le montagne sono grossi massicci granitici che cedono pochi sali alle acque percolanti. Il Sud Italia, al contrario, è ricco di rocce vulcaniche che cedono molti sali alle acque.
E come arriva a noi l’acqua?
Le acque destinate al consumo umano arrivano attraverso la rete idrica alla popolazione. Tra queste troviamo anche le acque di sorgente e le acque da tavola.
In generale, le acque sono regolate da una Direttiva europea recepita nazionalmente che fornisce i requisiti sulla potabilità dell’acqua. Essa infatti deve essere gradevole, usabile ed innocua.
La curiosità sta nel fatto che le acque minerali, che sono di origine sotterranea e protetta, sono anche batteriologicamente pure all’origine. Questo significa che sono stabili nel tempo per composizione e caratteristiche costanti e vengono imbottigliate proprio all’origine in contenitori sicuri e controllati. Sono effettivamente queste tipologie di acque che presentano possibili effetti favorevoli per la salute.
Quale acqua per chi o quando?
L’acqua mediamente mineralizzata e fortemente mineralizzata sono particolarmente adatte per gli sportivi o semplicemente durante una stagione calda, in cui si perdono molti sali minerali a causa della sudorazione.
Le acque calciche non aumentano l’incidenza di calcoli renali e sono adatte alle donne in menopausa e non solo. Queste sono adatte anche per anziani e coloro che non possono assumere il latte o i suoi derivati, anche con l’obiettivo di prevenire l’osteoporosi. Quelle povere di sodio sono invece consigliate agli ipertesi. Le altre acque con un contenuto di fluoro superiore a 1 mg/l sono consigliate a chi è predisposto alle carie dentali.
Per le donne in gravidanza si consiglia un’acqua iposodica (inferiore a 20 mg/l), ma ricca di calcio (superiore a 150 mg/l) e di bicarbonato (superiore a 600 mg/l).
Per i bambini invece si consigliano acque ricche di magnesio (superiore a 50 mg/l), calcio e fluoro.
Nel software Keys NoLimits è possibile comparare e selezionare le varie acque disponibili in database. La selezione può avvenire per residuo fisso, caratteristiche di composizione e se indicate in età pediatrica al fine di effettuare la scelta più corretta verso il proprio assistito.
Ringraziamo per l’articolo Alessio Nunzi, Studente magistrale UNIPG, Laureato in Biologia della Nutrizione (UNICAM)




