Dieta chetogenica
Si sente sempre più spesso parlare di dieta o regime chetogenico.
Una moda o qualcosa di scientificamente valido?
La dieta chetogenica non è e non deve essere una moda come purtroppo sta accadendo a causa di informazioni ma è a tutti gli effetti una terapia nutrizionale.
La dieta chetogenica è uno dei regimi alimentari testati scientificamente, perché nasce con scopi terapeutici.
La Storia
La dieta chetogenica non è recente. Essa nasce infatti intorno al 1920 come pratica del digiuno terapeutico, per il trattamento di numerosi disturbi cronici.
Il Dr. Hugh Conklin, osteopata cominciò ad utilizzare il digiuno per un periodo lungo di tempo come cura per l’epilessia, ottenendo un tasso di guarigione del 90% nei bambini e 50% negli adulti.
Il trattamento venne poi ripreso da molti medici per la cura dell’epilessia farmacoresistente.
Il Dr Russel Wilder ed il Dr Peterman, proposero poi di utilizzare al posto del digiuno una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati, in grado di stimolare la formazione di corpi chetonici, ottenendo risultati simili a quelli ottenuti con il digiuno totale.
Tale regime dietetico era però scarsamente appetibile e difficoltoso e nonostante i risultati terapeutici, molti pazienti lo abbandonavano.
Nel 1976 il Dr G. Blackburn dell’Harvard University, definisce il primo protocollo di dieta proteica per la cura dell’obesità, che viene convalidato nel 1993 dal Ministero della salute USA
Negli anni ’90 si sviluppa il concetto di VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet, povero in grassi ed in carboidrati.
Dagli anni 2000, il protocollo della Dieta Chetogenica è stato inserito nei programmi governativi di prevenzione e cura dell’obesità.
Nel 2014, l’ADI, l’Associazione Dietetica e Nutrizione Clinica, ha proposto la Dieta chetogenica come terapia per l’obesità e per altre patologie metaboliche.
Cos’è la dieta chetogenica?
La Dieta Chetogenica è una strategia nutrizionale in grado di indurre e mantenere uno stato cronico di chetosi, cioè una condizione metabolica in cui lipidi e corpi chetonici sono prevalentemente usati come substrati energetici.
Dunque la dieta chetogenica, non è una dieta iperproteica, ma uno schema alimentare che attraverso la riduzione drastica di carboidrati simula l’effetto digiuno.
Come si entra in chetosi?
Lo stato di chetosi si instaura innanzitutto attraverso la riduzione dell’apporto di carboidrati giornaliero. Una volta terminato il glucosio circolante, l’organismo – in condizioni di insulina bassa e glucagone elevato – comincia a rilasciare glucosio nel torrente ematico grazie alle riserve di glicogeno stoccate nel fegato. Lo svuotamento del glicogeno epatico dipende ovviamente dalla capacità di stoccaggio dell’organo stesso, che generalmente si aggira attorno ai 75-110 gr. In media, il fegato esaurisce le proprie scorte di glicogeno nel giro di 12-16 ore. Da questo momento in poi il corpo fa sempre più affidamento sugli acidi grassi liberi per le sue esigenze energetiche.
Giunti tra il secondo e il terzo giorno di restrizione glucidica, l’abbondanza di acidi grassi liberi porta alla produzione di considerevoli quantità di corpi chetonici (~ >0,5mmol/L). Per mantenere la glicemia entro range normali, l’organismo dovrà fare affidamento sulla gluconeogenesi, ovvero la produzione di glucosio a partire da substrati differenti dai carboidrati: dagli aminoacidi, in parte dal glicerolo derivante dai trigliceridi, dal lattato e dal piruvato. Fintantoché l’organismo non sarà ben adattato alla chetosi, la gluconeogenesi sarà elevata. Questo comporta un grande catabolismo proteico. Ecco perché è di fondamentale importanza non commettere errori nella valutazione dell’apporto proteico giornaliero quando si intraprende una dieta chetogenica.

Se la dieta chetogenica prosegue senza commettere errori, la scomposizione degli acidi grassi e la produzione di corpi chetonici da parte dell’organismo aumentano (keto-adattamento) e le richieste glucidiche diminuiscono, portando ad una diminuita gluconeogenesi e quindi ad un notevole risparmio proteico.
Esiste solo un unico approccio chetogenico?
No, dipende dalla patologia. L’approccio per un paziente obeso sarà diverso da quello per un paziente epilettico. Le diete chetogeniche, possono essere raggruppate in due categorie:
Le Diete Chetogeniche Endogene: in questi protocolli i corpi chetonici sono prodotti a partire da un accumulo di acetili derivanti dalla scomposizione degli acidi grassi di riserva, per cui sono utilizzate principalmente per la riduzione del grasso corporeo. In questi casi la strategia nutrizionale, conosciuta anche con l’acronimo di VLCKD (Very Low Calories Ketogenic Diet), è normoproteica, ipocalorica, ipolipidica e ovviamente ipoglucidica.
Le Diete Chetogeniche Esogene: in questi protocolli i corpi chetonici vengono prodotti a partire dai grassi ingeriti. La dieta oltre ad essere ipoglucidica è iperlipidica e generalmente ipoproteica. Viene utilizzata prevalentemente per scopi diversi dal dimagrimento e si basano sul “rapporto chetogenico” o “keto-ratio” ovvero la relazione tra i grassi e la somma di proteine e carboidrati.
La dieta chetogenica è pericolosa?
La chetosi che si instaura durante questo regime alimentare è un meccanismo fisiologico, e non deve essere confusa con la cheto-acidosi diabetica, in cui i chetoni si accumulano in modo anomalo ed eccessivo.
La dieta chetogenica ad ogni modo non può essere un regime fai da te, ma deve essere effettuata solo sotto stretto controllo medico, con il dosaggio di routine dei chetoni urinari o plasmatici
Chi deve evitare la dieta chetogenica
La Dieta chetogenica è controindicata nei casi di deficit di carnitina, carnitina palmitoil transferasi I e II, traslocasi, betaossidazione degli acidi grassi e piruvato carbossilasi, mentre è assolutamente da evitare in gravidanza ed allattamento, in caso di DCA, di abuso di alcol e altre sostanze, insufficienza epatica, insufficienza renale, diabete di tipo I, porfiria, angina instabile e IMA (infarto miocardico acuto) recente ed insufficienza cardiaca.



