Oggi il numero di persone sopra i 65 anni aumenta sempre più, per questo è bene parlare della malnutrizione dell’anziano.
I processi di invecchiamento sono caratterizzati da: alterazioni anatomo-strutturali, rallentamento del metabolismo basale, diminuzione della muscolatura scheletrica, ridotta attività fisica e possono essere alla base della malnutrizione dell’anziano. Una corretta alimentazione e un’abituale attività fisica sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo di un invecchiamento “attivo”. Adottare uno stile di vita sano che include un’alimentazione equilibrata è di fondamentale importanza. Studi dimostrano il legame tra la qualità della dieta e la prevenzione di malattie croniche. È quindi importante che la medicina si impegni al fine di attivare tutte le strategie per garantire non solo l’invecchiamento della popolazione, ma anche il mantenimento del miglior stato funzionale possibile.
L’anziano spesso riduce il suo apporto alimentare per:
⦁ Alterazione del gusto e olfatto. Tra le cause, la diminuzione della densità delle papille gustative, alterazioni della sensibilità dei recettori gustativi, la xerostomia, l’uso di protesi dentaria, la sensibilità aumentata alle infezioni. Sembra che i sapori meno percepiti dagli anziani siano il salato e l’amaro.
⦁ Minore percezione della necessità di mangiare. La forma di malnutrizione più diffusa nel soggetto di terza età è quella di tipo proteico-calorica. Le cause possono essere schematicamente riassunte in: psicologiche, sociali, mediche e ormonali, mediante “l’elenco delle 9D” descritte dagli Anglosassoni (Clinical Nutrition 2000).
⦁ Dementia: demenza (disturbi cognitivi);
⦁ Depression: depressione (disturbi del tono dell’umore), mancanza di compagnia durante i pasti;
⦁ Disease: malattie sia acute che croniche;
⦁ Dysgeusia: alterazione del gusto;
⦁ Diarrhoa: diarrea;
⦁ Drugs: farmaci; l’assunzione cronica di alcuni farmaci può determinare un deficit di micronutrienti e quindi malnutrizione;
⦁ Dentition: alterata dentizione/masticazione. Morbo di Parkinson, dentatura mal conservata;
⦁ Dysfunction: disfunzione funzionale;
⦁ Dysphagia: disturbi della deglutizione.
Quali sono gli errori più frequenti che possono portare alla malnutrizione dell’anziano?

creare carenze nutrizionali;
⦁ non assumono adeguate quantità di frutta e verdura.
La corretta alimentazione dell’anziano
Un’alimentazione corretta nel soggetto anziano deve tener conto di alcune peculiarità, come riportato dal Ministero della salute (www.salute.gov.it).
È incoraggiato l’uso di cibi a maggior densità nutritiva, l’apporto di fibra e raccomanda moderazione nell’assunzione di grassi, dolci, sale e alcolici.
Per i pazienti con disfagia ai liquidi si consiglia l’utilizzo di addensanti, polveri inodori e incolori, che modificano la consistenza dei liquidi.
È fondamentale mantenere il giusto fabbisogno di acqua, poiché alle persone anziane viene frequentemente meno la sensazione di sete. Importante introdurre 1,5-2 L anche se non se ne sente il bisogno, per evitare di andare incontro a stati di disidratazione.
In conclusione, è utile l’integrazione mirata di vitamine, minerali e proteine.
Alimentazione nell’anziano
⦁ CARBOIDRATI: 50%-60% dell’energia totale dando la preferenza agli amidi che si assorbono gradualmente.
⦁ FIBRE: 20-25% g/die;
⦁ GRASSI: 30%-35% dell’energia totale;
⦁ PROTEINE: dal 15% al 18%, (+3%)per garantire un adeguato apporto plastico onde prevenire il decadimento strutturale nell’anziano, per poter mantenere un bilancio azotato positivo deve essere superiore a quello raccomandato (0,75-0,8g/ Kg/ die): 1-1,25 g/ Kg/ die.
Anche nei soggetti di terza età, un’attività fisica regolare è una misura preventiva e terapeutica di grande rilevanza.
Infatti, secondo i risultati di una recente ricerca l’abitudine di camminare per almeno 450 min a settimana consentirebbe di “ allungare la vita” di circa 4,5 anni.
Malnutrizione dell’anziano e ricoveri in ospedale: perché valutarla? Andiamo ad analizzare i dati
Nell’ospedale di ricerca geriatrico italiano (Ancona) è stata condotta un’analisi durante le indagini di screening nutrizionale effettuate dal 2012 al 2014, nella quale sono stati raccolti i dati sulle condizioni cliniche e lo stato nutrizionale dei pazienti appena ricoverati. I soggetti sono stati sottoposti a screening per il rischio di malnutrizione utilizzando il “Malnutrition Universal Screening Tool” (MUST). Le caratteristiche dei pazienti con diagnosi di malnutrizione sono state confrontate con quelle dei pazienti non malnutriti. Durante le fasi successive del ricovero, tutti i pazienti dovrebbero essere sottoposti a una valutazione del loro stato nutrizionale. La mancanza di un criterio accettato a livello internazionale per le diagnosi della malnutrizione e l’uso di diversi indicatori spiegano probabilmente un’ampia gamma di tassi di prevalenza della malnutrizione.
Obiettivo: valutare la prevalenza della malnutrizione in una popolazione di pazienti ospedalieri geriatrici e determinare in che modo la malnutrizione influisce sulla durata della degenza ospedaliera e sulla mortalità ospedaliera.
Soggetti: duecentottantaquattro pazienti geriatrici dei reparti di terapia intensiva con età media tra 82,8± 8,7 anni.
Risultati: secondo il MUST, nel 28,2% dei pazienti è stato riscontrato un alto rischio di malnutrizione al ricovero, è stata diagnosticata malnutrizione nel 24,6% dei soggetti. I risultati hanno mostrato che la malnutrizione è un predittore di mortalità ospedaliera. I malnutriti sono stati ricoverati in ospedale quasi 3 giorni in più rispetto ai pazienti non malnutriti.
Il rischio di morte durante il ricovero era del 55% più alto per i malnutriti.
Pertanto, durante le fasi successive del ricovero, tutti i pazienti dovrebbero essere sottoposti a una valutazione del loro stato nutrizionale. La mancanza di un criterio accettato a livello internazionale per la diagnosi della malnutrizione e l’uso di diversi indicatori, spiegano probabilmente un’ampia gamma di tassi di prevalenza della malnutrizione. Negli ospedali italiani, sfortunatamente, viene prestata relativamente poca attenzione alle questioni nutrizionali e né lo screening nutrizionale, né la valutazione, vengono eseguiti di routine al momento del ricovero ospedaliero. Di conseguenza, non ci sono dati affidabili sullo stato di nutrizionale dei pazienti italiani ricoverati in ospedale, che è una delle popolazioni più anziane al mondo.
I risultati però hanno mostrato una forte correlazione tra malnutrizione e mortalità ospedaliera, con una probabilità del 68% in più di pazienti malnutriti che muoiono durante il ricovero.
Conoscere le più frequenti carenze alimentari è importante per stabilire un adatto piano dietetico, tale da combattere la malnutrizione e diminuire il rischio di morbilità e mortalità.
È rilevante, quindi, una giusta e rapida valutazione dello stato nutrizionale da parte del professionista dell’alimentazione, tenendo presente che la corretta nutrizione è un indice che dovrebbe sempre essere preso in considerazione.
BIBLIOGRAFIA
1) Clinical Nutrition, Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani (IRCCS), Ancona, Italy. PMID: 29164125 PMCID:PMC5670098 DOI:10.3389/fnut.2017.00050
2) Ministero della Salute https://www.salute.gov.it/




