Effetti scheletrici ed extra-scheletrici
La vitamina D agisce su tante cellule e tessuti, contribuisce alla regolazione di molte funzioni che sono alla base della salute e del benessere.
Le sorgenti di tale vitamina sono da osservare, per esempio, nell’irradiazione solare che determina la fotoattivazione della vitamina D idrossilata a livello epatico. Inoltre, per il 10-20% la quota di vitamina D deriva dalla dieta, quindi entra con gli alimenti e attraverso la digestione il fegato idrossila in posizione 25 la vitamina. La concentrazione di vitamina D idrossilata, è pertanto, la migliore valutazione dell’ esposizione alla vitamina D sia di origine cutanea da esposizione al sole, che di origine alimentare. Questa rappresenta la prima idrossilazione. La seconda avviene a livello renale e l’1-25-vitamina D idrossilata costituisce la forma biologicamente attiva.
In ambito della dieta, la vitamina D è abbondante nell’olio di fegato di merluzzo, nel salmone, nelle aringhe, nelle uova, nel burro, nei funghi, nel fegato. I cibi comunemente inseriti nella dieta, in generale, non rappresentano buone fonti di vitamina D. Ne deriva che la cute è la fonte principale di vitamina D.
Essa, infatti, deriva dalla pelle tramite la sintesi cutanea a partire dal precursore 7-8 deidrocolesterolo in seguito all’esposizione ai raggi solari. Sono sufficienti 20-30 minuti al giorno di esposizione al sole per produrre la quantità di vitamina D3 necessaria per un efficiente funzionamento dell’organismo.
La preparazione di vitamina D più disponibile è la vitamina D3 o colecalciferolo 40 UI equivalgono a 1 microgrammo. La RDA per un adulto varia da 600 a 2000/4000UI/die pari a 1550/100 microgrammi/die.
L’esposizione solare incide in modo diretto per la produzione della vitamina. Anche l’angolo solare determina la fotosintesi di vitamina D attiva.
La regola dell’ombra afferma che se l’ombra è più lunga dell’altezza dell’individuo, la sintesi di vitamina D è scarsa, per cui un’esposizione solare più diretta determina una maggiore attivazione della vitamina stessa. Si osserva anche un andamento stagionale nella fotoattivazione della vitamina D con valori che sono più elevati quando la pelle è più esposta alle radiazioni solari e valori più bassi nei mesi invernali. Pertanto, la stagione ha un forte effetto sul rischio di avere carenza di vitamina D.
Deficit vitaminico
In presenza di carenza della vitamina si ha una riduzione dell’assorbimento intestinale di calcio, quindi si possono avere delle piccole variazioni di calcemia che sarà difficile osservare mediante analisi ematiche in quanto il calcio può variare in un range molto stretto.
Il calcio è fondamentale nell’omeostasi, nella funzionalità di diversi organi e apparati per cui variazioni possono creare delle problematiche. Pertanto, nel momento in cui c’è una lieve riduzione della calcemia, c’è un sistema che riconosce questa riduzione. I recettori calcio sensibili delle ghiandole paratiroidee, in particolare, avvertono questa riduzione della concentrazione e quindi aumentano la sintesi e la secrezione del paratormone, che è un ormone ipercalcemizzante che determina un aumento del riassorbimento osseo e riporta su i valori circolanti di calcio.
Esistono livelli adeguati e inadeguati di vitamina D:
• i livelli adeguati vanno al di sopra di tale valore; 31 ng/ml per cui si osserva che l’organismo ha un beneficio a livello della forza muscolare, di equilibrio, di funzioni delle estremità inferiori, c’è un minor rischio di caduta e viene favorita anche la densità minerale ossea ideale con riduzione al rischio fratturativo.
• In presenza di livelli inadeguati di vitamina D (inferiori ai 30 ng/ml) si ha una riduzione dell’assorbimento del calcio con rapido incremento del paratormone e successivo aumento del riassorbimento osseo, con una riduzione graduale della densità minerale ossea che è alla base del rischio di fratture e anche una riduzione della funzione muscolare.
NORMALE: > 30 ng/ml (75-90 nmol/l)
INSUFFICIENTE: 12-30 ng/ml (40-75 nmol/l)
DEFICIT: 5-12 ng/ml (20-40 nmol/l)
SEVERA CARENZA: < 5 ng/ml (< 20 nmol/l)
Lo scheletro non è l’unico sistema che dipende dalla vitamina D.
Sono infatti da considerare altri sistemi biologici: il sistema immunitario,
il muscolo, il metabolismo del glucosio, l’insulino sensibilità che sono
regolati in modo molto importante dalla vitamina D.
Effetti della vitamina D sul sistema immunitario
La vitamina D svolge degli effetti importanti a livello del sistema immunitario. Qui si identifica una soglia di 40ng/ml affinché questa azione sia ottimale e attiva la differenziazione dei macrofagi, attiva la risposta immunitaria, le difese regolando il giusto rapporto tra Th1, Th17 e Treg di cui le prime due si riducono, i Treg aumentano.
L’effetto della vitamina D si svolge principalmente sull’immunità acquisita dove la vitamina D è coinvolta dalle cellule T da un fenotipo effettore, coinvolto in malattie autoimmuni, ad un fenotipo regolatore o protettivo. Motivo per il quale, deficit di vitamina D sono alla base di molte malattie autoimmuni andandosi a sbilanciare la quota di linfociti T pro-infiammatori.
In particolare, in condizioni di insufficienza della vitamina D prevale una risposta immunitaria che è di tipo pro-infiammatoria con un’aumentata espressione delle Thelper1 e Thelper17 e una ridotta espressione Thelper2 e Treg.
Al contrario, in presenza di livelli circolanti di vitamina D sufficienti, adeguati si ha una risposta immunitaria tollerogenica con un corretto rapporto tra queste sottopopolazioni linfocitarie di tipo T.

In molti casi viene somministrata la vitamina per i suoi effetti antinfiammatori e regolatori del sistema immunitario.
Paradossalmente si è osservato che nelle regioni in cui era più frequente l’ipovitaminosi D,
l’andamento della mortalità e delle infezioni da coronavirus era più elevato, per cui si è capito che la vitamina D di fatto è importante e rappresenta un mediatore sia innato che adattativo. In vitro è stato dimostrato che è in grado di ridurre l’espressione di citochine pro-infiammatorie e di aumentare la produzione di vitamine antivirali.
Anche il tessuto adiposo risponde in modo diretto alla vitamina
E’ stato infatti dimostrato che aumentando la concentrazione di vitamina, nel mezzo di coltura, le cellule si differenziano meglio. La funzione adipogenica, dunque, è favorita dalla vitamina D3, mentre la riduzione o alterazione della concentrazione di vitamina D fa sì che il processo adipocitario venga ad essere alterato.
Microbiota intestinale
La vitamina D modula il sistema immunitario modificando il microbiota intestinale. È stato condotto uno studio su 150 individui sani, suddivisi in 3 gruppi in base ai livelli di vitamina D e dei suoi metaboliti. Sono stati analizzati il profilo infiammatorio e composizione del microbioma intestinale. Risultati: la composizione del microbiota intestinale varia a seconda del livello di assunzione di vitamina D e della concentrazione del suo metabolita biologicamente attivo, vit 25 (OH) D3.
L’importanza della vitamina D a livello del microbiota intestinale è da osservare in quanto regola tutta una serie di processi, dalla chemiotassi, autofagia, alla produzione di peptidi antivirali che regolano la barriera intestinale, quindi, controlla in modo diretto l’infiammazione e la permeabilità intestinale.
Uno studio ha permesso di osservare che sulla popolazione generale, nel considerare tutte le cause di mortalità e nel controllare l’incidenza di vitamina D circolante nella popolazione stessa, è stato notato che più basso è il livello di vitamina D più alto è il rischio di mortalità. Di conseguenza, i soggetti che hanno maggior rischio di mortalità hanno, di solito, delle concentrazioni più basse di vitamina D circolante.
Qual è il giusto dosaggio?
Non esiste una dose di vitamina D che vada bene a tutti.
Esistono diverse fasi della vita, esistono diverse tipologie di pazienti e pertanto, il fabbisogno di vitamina D è strettamente dipendente dalla fase della vita che viene considerata.
Le dosi più forti devono essere date a quei pazienti dove la carenza più grave, dove c’è una fisiologica riduzione del recettore che dei livelli circolanti vitamina D come la popolazione anziana, le donne in gravidanza.
La dose ideale, dunque, dipende strettamente dal tipo del paziente in esame.
L’intervallo di normalità deve, pertanto, essere valutato con molta cura.
L’età ovviamente incide: sopra i 70 anni il fabbisogno è più elevato.
In caso di insufficienza o deficienza di vitamina D sono da assumere:
• 50 mila unità 1 volta a settimana per le prime 8 settimane.
• Alternativamente una dose giornaliera di 5 mila unità per 8 settimane.
Per il mantenimento, quando si raggiungono dosi sufficienti:
• bastano 50 mila unità 2 volte al mese;
• alternativamente 1 dose giornaliera di circa 2 mila unità.
Il tipo di somministrazione di vitamina D dipende anche dalle abitudini del paziente. La prevalenza del deficit di vitamina D è da osservare soprattutto negli anziani, soprattutto nei pazienti che sono istituzionalizzati. La percentuale di assistiti con carenza di vitamina D, in particolare nei mesi invernali, è molto più alta ed è maggiore nei soggetti che si trovano in casa di cura, mentre nei mesi non invernali questa percentuale è ridotta. Febbraio e Marzo, la prevalenza di soggetti anziani con carenza è molto più elevata. Un altro aspetto importante è che con l’età si riduce l’espressione di recettore per la vitamina D a livello delle cellule muscolari.
Le principali condizioni di carenza di vitamina D sono:
✔ una scarsa esposizione solare: la radiazione solare contribuisce per l’80% al fabbisogno di vitamina D.
✔ Un’intensa pigmentazione cutanea: la melanina assorbe i raggi UVB responsabili della sintesi cutanea di vitamina D.
✔ Età: a parità di esposizione solare, negli anziani la sintesi cutanea di vitamina si riduce del 30%.
✔ Uso di filtri solari: i filtri solari assorbono UV e vanno a ridurre in modo potente la sintesi cutanea di vitamina.
✔ Obesità: la biodisponibilità della vitamina D3 si riduce nei soggetti obesi a causa di un eccesso di tessuto adiposo sottocutaneo. La vitamina D è lipofila, quindi viene sequestrata a livello dei depositi adiposi e circola di meno. Ne deriva che un soggetto obeso ha bassi livelli di tale vitamina.
Strategie di intervento
In merito alle strategie di intervento per il trattamento e la prevenzione della recidiva del deficit di vitamina D, le linee guida Endocrine Society consigliano che tutti gli adulti con defit di vitamina D vengano trattati con:
• 50000 UI una volta a settimana per 8 settimane o con:
• l’equivalente di 6000UI/die per raggiungere livelli ematici di 25(OH)D superiori a 30ng/ml (terapia di carico), seguita da una:
• terapia di mantenimento: 1500-2000 UI/die.
In situazioni come l’obesità, sindromi da malassorbimento, bypass gastrico o farmaci le linee guida raccomandano una dose di vitamina D pari a 2-3 volte maggiore rispetto a quella usata per le persone della stessa età in altre condizioni.
All’interno del Software Keyson il professionista nella sezione “settings nutrizionali” può personalizzare le impostazioni.
La “lista disturbi attuali” presenta l’elenco di patologie, allergie, intolleranze del paziente, ordinate dall’alto verso il basso, dalla più grave alla meno grave, con una gradazione cromatica che ne indica anche il grado di rilevanza. Con l’azione drag and drop è comunque possibile cambiare l’ordine di priorità delle patologie.
I “setting flag” permettono all’utente di settare il programma in modo da elaborare un piano alimentare secondo le esigenze del paziente. I setting flag vengono attivati a secondo della patologia che si inserisce. Possono essere aggiunti o rimossi a discrezione dell’utente.
Nella sezione “setting bromatologici” è possibile impostare le quantità dei nutrienti che si vogliono assegnare nel piano nutrizionale.





